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mercoledì 18 aprile 2012

In piazza per l’energia pulita

Oggi il nostro Reparto Investigazioni Climatiche era in piazza, davanti al Parlamento, al fianco di chi produce energia pulita in Italia.
Il settore delle fonti rinnovabili è a rischio. Sul suo potenziale di sviluppo si sta per abbattere l’ennesima insensata manovra contabile: tagli agli incentivi per la produzione sostenibile di energia. Tagli a incentivi che pesano sulle bollette degli italiani solo per l’8% dei costi totali, che costano a una famiglia tipo circa 10 centesimi di euro al giorno. E che sono, di tutte le tasse che i cittadini pagano quotidianamente, l’unica forma di imposta che ha garantito sviluppo, occupazione, tutela dell’ambiente.
Le fonti rinnovabili oggi costituiscono più dell’1% del Prodotto Interno Lordo nazionale, e occupano circa 130.000 persone. Far fuori questo settore vorrebbe dire mettere un segno “meno” davanti ai numeri dell’andamento della nostra economia. Farebbe risalire i costi dell’elettricità nelle ore di picco diurno e aggraverebbe la dipendenza energetica del Paese dall’estero. Ma allora perchè procedere in direzione sbagliata, come sta facendo il nostro Governo, contro il benessere di tutti e la possibilità di ripresa del Paese?
Dietro questa strategia sbagliata c’è lo scontro tra due modelli di futuro contrastanti: uno fatto di energia pulita, sviluppo, salvaguardia del clima e dell’ambiente, occupazione; l’altro fondato sullo sfruttamento delle energie fossili, sulla distruzione di clima e ambiente, sul privilegio e sul potere di poche grandi multinazionali, sulla dipendenza energetica del nostro Paese dall’estero.
Questo secondo futuro, il futuro che rifiutiamo, è il futuro secondo Enel. Un’azienda controllata dal Ministero del Tesoro, che privatizza i profitti realizzati distruggendo ambiente, clima, salute pubblica. E che scarica su noi tutti i costi delle sue scelte disastrose, prima fra tutte quella del carbone, con cui in Italia fa il 41% della sua produzione elettrica. Il carbone è una scelta che Enel rivendica, che ha fatto in passato e che è pronta a confermare, costruendo due nuove centrali che si andrebbero ad aggiungere alle otto che già possiede. Per procedere su questa strada ha bisogno di frenare la sua concorrenza. La concorrenza che Enel teme è quella delle energie pulite. Per questo Enel è il primo “suggeritore” di questa manovra sbagliata.

venerdì 2 settembre 2011

Diventa Cyber-Attivista

Non c'è necessariamente bisogno di trovare il tempo per viaggiare ed unirsi agli attivisti in giro per il mondo per aiutare Greenpeace e le sue campagne.

Puoi farlo diventando un cyberattivista, ovvero un attivista che può firmare petizioni, campagne e inviare mail di protesta grazie al suo computer, firmando i documenti di Greenpeace sul sito. Puoi poi diffondere i contenuti sui social network cui sei iscritto.

Clicca su questo collegamento per vedere la pagina dei cyberattivisti:

Greenpeace cyberattivista

l'area dello stretto di Bonifacio è stata designata come Area Marina particolarmente sensibile

Ultime notizie dal Santuario dei Cetacei: l'area dello stretto di Bonifacio è stata designata come Area Marina particolarmente Sensibile (PSSA) dall'Organizzazione Marittima Internazionale, in seguito alle richieste avanzate da Italia e Francia. Si tratta della prima area di questo tipo nel Mediterraneo, e con la sua istituzione potranno essere prese delle misure speciali sul traffico di navi che passa nello stretto.

Dopo la lunga campagna di Greenpeace, portata avanti insieme alle comunità locali della Sardegna, finalmente qualcosa si muove. Ma facciamo un passo indietro.

È il 15 giugno 2010, siamo a Palau. Greenpeace e le comunità locali sarde che hanno aderito alla campagna per la tutela delle Bocche di Bonifacio e del Santuario dei Cetacei festeggiano una prima, importante vittoria. Francia e Italia firmano un Accordo storico con cui si impegnano a tutelare lo stretto delle Bocche di Bonifacio.

Le Bocche di Bonifacio sono uno dei punti di maggior valore ambientale e paesaggistico del Santuario dei Cetacei, purtroppo a rischio quotidiano di tragedia ambientale. In questo tratto di mare dalla difficile navigazione dovuta alle forti correnti e ai fortissimi venti, transitano ogni anno 130 mila tonnellate di merci pericolose.

È il 15 giugno 2011. Dopo un anno di silenzio, in occasione dell'anniversario della firma di Palau, Greenpeace chiede al Ministro dell'Ambiente, On. Prestigiacomo, di mantenere fede alle promesse fatte e di essere informata sulle misure portate a termine. Insieme a noi 10 comuni del Nord della Sardegna, il presidente della Provincia Olbia-Tempio e l'Assessore regionale ai Lavori Pubblici, Sannitu, presenti alla cerimonia per la firma dell'Accordo.

Che fine aveva fatto l'impegno a fermare il passaggio di navi pericolose nello stretto? E quello di creare un Parco Marino Internazionale per tutelare l'area?

Finalmente, a fine luglio arriva la notizia dell'istituzione dell' Area Marina particolarmente Sensibile (PSSA) nello stretto di Bonifacio. È un primo passo per mantenere fede all'impegno preso dal nostro Ministro dell'Ambiente, ma non basta.

Nella comunicazione del Ministero si legge che come misura di protezione associata a tale area si avrà un pilotaggio raccomandato, probabilmente in vigore dal 2012. Non si tratta quindi di un totale divieto di transito come da noi richiesto e auspicato dall'On. Prestigiacomo ma comunque è una prima misura che ridurrà il rischio rappresentato dal passaggio delle navi. Staremo a vedere se a questa ne seguiranno altre e se l'Italia si impegnerà concretamente nella tutela di tutta l'area del Santuario.

Lo Stretto di Bonifacio si trova all'interno del Santuario dei Cetacei Pelagos, un'area protetta istituita nel lontano 1999 proprio da Francia e Italia, insieme a Monaco, per tutelare la biodiversità di tutto il Nord Tirreno. In tutti questi anni però, nulla è stato fatto e l'area è rimasta priva di ogni misura di tutela.

Il Ministero deve adesso dimostrare di voler fare sul serio e andare avanti nella difesa di questo fragile ecosistema marino tenendo fede all'impegno preso. Il prossimo mese saranno passati dieci anni dalla legge con cui l'Italia sanciva la creazione del Santuario dei Cetacei. Anche per questo Accordo alle parole devono seguire i fatti. 
fonte: Greenpeace Italia

lunedì 11 luglio 2011

L'era degli Stupidi - The Age Of Stupid

The age of stupid, la locandina del filmDiventa anche tu un volontario per l'ambiente collaborando con gli altri volontari WWF del tuo territorio ad organizzare la proiezione del film: è necessario reperire una sala, organizzare la proiezione e promuoverla...
ECCO LE PROIEZIONI PROGRAMMATE O IN CORSO DI ORGANIZZAZIONE, COME AIUTARE  >>

The Age of Stupid (L'Era degli Stupidi) comprende il periodo che va dall'ascesa dei motori a combustione interna fino al superamento del limite di 2 C° nella corsa al riscaldamento globale (all'incirca 1850 - 2020)". Così è scritto in un libro di storia del futuro...

Il protagonista, Pete Postelethwite è un anziano signore nel mondo devastato del 2055, guardando un archivio fotografico del 2008 si chiede "Perchè non abbiamo arrestato il cambiamento climatico quando ne avevamo la possibilità?"

Il film, frutto dell'impegno di produttori indipendenti inglesi, è stato lanciato in prima mondiale martedì 22 settembre.  Non perdere l'occasione, vai a vedere Age of Stupid e promuovine la diffusione, con il passaparola, con i social network... Il film infatti non è supportato da una tradizionale struttura di distribuzione.
 

Il film è sostenuto anche da Greenpeace e WWF

Libro di storia del 2055...per il suo messaggio coinvolgente in vista del Summit sul clima di Copenhagen che si svolgerà a dicembre. Il film è stato proiettato contemporaneamente in centinaia di cinema in più di 40 paesi dall’Europa all’Asia, dal Medio Oriente all’Africa.  Adesso la diffusione del film è affidato soprattutto ai volontari.

WWF e Greenpeace:

"Invitiamo tutti ad andare a vedere questo nuovo film, coinvolgente e capace di creare le connessioni tra la nostra vita quotidiana e il  problema dei cambiamenti climatici. Invitiamo gli spettatori ad accostarsi all'opera con la forza dell'ottimismo della volontà: il clima che cambia è certamente un tema drammatico, e il nostro modo di vivere spesso è illogico e stupido, ma abbiamo l'occasione di fermarci in tempo, evitare gli effetti più drammatici e incontrollabili del riscaldamento globale e correggere le grandi storture della nostra epoca. Altrimenti la nostra sarà inevitabilmente ricordata come l’Era degli Stupidi, che sapevano e hanno fatto finta di niente".

The Age of Stupid è una produzione collettiva, nel senso che il budget del film, di 450.000 dollari, è stato finanziato da 223 individui e gruppi preoccupati per i mutamenti climatici..

Si tratta di gruppi di ogni tipo, da una squadra di hockey a un centro benessere femminile, e ciascuno di loro possiede una percentuale del film. L’anteprima di The Age of Stupid nel Regno Unito non ha richiesto la connessione alla rete elettrica principale, essendo alimentata con successo soltanto da pannelli solari e producendo soltanto l’1% delle emissioni di anidride carbonica di una normale anteprima in stile hollywoodiano. Con 62 proiezioni in simultanea del film, l’anteprima nel Regno Unito è entrata nel Guinness dei primati come la più grande anteprima cinematografica in simultanea. Nella prima settimana di apertura, Stupid è risultato il primo film sugli schermi, battendo Duplicity, con Julia Roberts, e The Millionaire.

Franny Armstrong, regista del film:

"La nostra risposta al mutamento climatico definirà la nostra generazione, allo stesso modo in cui finire l’apartheid, bandire la schiavitù o raggiungere la luna ha definito le generazioni passate. Al momento, stiamo vivendo nell’era della stupidità, The Age of Stupid, ma siamo ancora appena in tempo per cambiare le cose".
Il sito ufficiale di The Age of Stupid >>

E tu cosa fai? Decidi di "non essere stupido"...

domenica 10 luglio 2011

Greenpeace: «Nel 2030, le rinnovabili possono arrivare al 68% in Europa»

L'associazione ambientalista ha pubblicato un dossier in cui vengono ipotizzati due differenti scenari per il futuro delle politiche energetiche internazionali. Nel primo, gli investimenti consentono uno sviluppo notevole delle fonti “verdi”, mentre nel secondo sono le smart grid ad essere implementate maggiormente

Nel 2030 le fonti rinnovabili potrebbero arrivare a coprire il 68% del fabbisogno energetico europeo, ma perché questo accada è necessario un impegno finanziario maggiore da parte dei governi. Lo rivela l'ultimo rapporto di Greenpeace, intitolato “Revolution: battle of the grids” (vedi allegato), che traccia due possibili scenari per lo sviluppo delle fonti energetiche “pulite” da qui a vent'anni. Il primo, appunto, prevede che gli Stati investano massicciamente nel settore e nel miglioramento della rete di distribuzione, destinando complessivamente almeno 74 miliardi di euro allo sviluppo delle rinnovabili per il ventennio successivo (2030-2050). In questo caso, l'energia “low-carbon potrebbe raggiungere un livello significativo, considerando che già negli ultimi anni sono stati compiuti passi importanti in questa direzione. «In Spagna oggi le fonti rinnovabili forniscono già il 40% dell'elettricità, in Danimarca superano il 28%, l'Italia è oltre il 23%, in Germania il parlamento ha deciso di compensare la chiusura delle centrali nucleari con un aumento dell'energia fornita dal sole e dal vento – ha dichiarato il direttore di Greenpeace, Giuseppe Onufrio - Nel complesso dell'Europa è ipotizzabile che le rinnovabili arrivino fino al 68% nell'arco di vent'anni».

venerdì 8 luglio 2011

No alle Centrali a Carbone. Chi ci governa non vuole darci l'energia ecosostenibile perchè deve fare affari con gli sporchi affaristi mafiosi. Cacciamo la Casta

PORTO TOLLE: una sporca legge “ad aziendam”

Nella nuova manovra finanziaria il Governo ha introdotto una norma che favorisce lo smantellamento di centrali alimentate ad olio per trasformarle a carbone.
Azione a Porto Tolle
E' un perfetto esempio di legge "ad aziendam", con la quale non solo si vanifica la sentenza del Consiglio di Stato sulla valutazione di impatto ambientale,  ma si decide deliberatamente di ignorare – per fare l’interesse dell’ENEL – l’impatto ambientale e sanitario di una centrale a carbone nel cuore di una delle aree, il Delta del Po, più fragili e a rischio del Paese.
Oggi, insieme a Legambiente, WWF e Italia Nostra, abbiamo scritto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano perché impedisca che il Governo aggiri una sentenza “scomoda” sostituendosi ai giudici che hanno già sentenziato sulla incompatibilità ambientale del carbone.
La conversione a carbone della centrale di Porto Tolle comporterebbe l'emissione di oltre 10 milioni di tonnellate annue di anidride carbonica (CO2), il principale responsabile del riscaldamento globale; nonché la movimentazione, in un parco naturale già fragilissimo, di 5 milioni di tonnellate di carbone all'anno e di un altro milione di tonnellate tra calcare, gessi e ceneri. Tutto questo per salvare meno di 200 posti di lavoro che potrebbero essere assorbiti da un equivalente impianto a gas naturale, ipotesi più razionale visto che accanto al sito della centrale è stato costruito il più importante terminale gasifero off-shore.
I rischi posti dalla conversione a carbone sono quindi evidenti, senza contare che il carbone è tra i fattori che ritardano il lancio, in Italia, di una seria politica di investimenti sulle rinnovabili e l’efficienza che secondo numerose stime (nazionali, internazionali e sindacali) porterebbe nel nostro Paese migliaia di posti di lavoro.

fonte Greenpeace Italia

giovedì 30 giugno 2011

Manifesto dell'Alleanza Ribelle




Manifesto dell’Alleanza Ribelle

La nostra casa – la Terra – è in pericolo. VolksWagen si oppone a due leggi europee fondamentali per la salvaguardia del clima: innalzamento degli obiettivi di riduzione delle emissioni e maggiore efficienza delle automobili. Due leggi vitali se non vogliamo fare la fine del pianeta Alderaan (distrutto dalla Morte Nera…). Ma non tutto è perduto. Percepiamo del Bene in VW.
Tutti noi, membri dell’Alleanza Ribelle, chiediamo a VW di abbandonare il Lato Oscuro della Forza e di dare al nostro pianeta una possibilità di salvezza.

1

Sostenere un forte abbattimento delle emissioni di CO2.

Nonostante la sua immagine “green”, Volkswagen spende ogni anno milioni di Euro per finanziare le lobby che impediscono all’Europa di innalzare gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra, dal 20% al 30%, entro il 2020. Aziende virtuose come Google, Ikea, Sony, Unilever, Philips e Barilla sostengono già l’innalzamento degli obiettivi sul clima. Volkswagen non può permettersi di rimanere indietro.
2

Promuovere la produzione di auto più efficienti.

Le auto con consumi di carburante bassi fanno risparmiare ed emettono meno CO2. Da sempre Volkswagen si oppone al miglioramento degli standard di efficienza, ma interrompere la nostra dipendenza dal petrolio è una necessità. Come prima azienda automobilistica in Europa, VW incide moltissimo sulle emissioni e ha una grande responsabilità ambientale. Per questo deve cambiare e sostenere standard ambiziosi, d’ora in avanti.
3

Più fatti, meno parole.

Volkswagen sostiene di voler essere “il produttore d’auto più ‘eco-friendly’ al mondo”, ma i suoi modelli più efficienti, nel 2010, hanno rappresentato soltanto il 6% delle sue vendite. Volkswagen ha la tecnologia per fare molto meglio di così: deve impegnarsi per produrre solo veicoli “oil free” entro il 2040. (Per maggiori informazioni leggi l’intero rapporto)